domenica 8 aprile 2007

BUONA PASQUA


E' la prima blogPasqua e quindi augurissimi a tutti gli amici e a tutti i lettori.

Sono sicuro che la realtà che ci circonda mi e ci darà tantissimi spunti per riempire pagine su pagine su questo paese bizzarro e su questo mondo bislacco.
Per festeggiare degnamente la Pasqua di resurrezione vi lascio con una battuta di Valter Fontana (la voce che in un Mai dire Goal di qualche anno fa introduceva gli interventi di Carcarlo Pravettoni e che urlava "E la lira si impenna...):
- Tu credi in Dio?
- Mah, credere è una parola grossa, diciamo che lo stimo...

sabato 7 aprile 2007

BACIAMO LE MANI...


Pasquale Marino, allenatore del Catania, aveva promesso fuoco e fiamme in quanto all'andata la Roma aveva avuto l'ardire di vincere 7 a 0:"Non si fa così, al ritorno ce ne ricorderemo".
Pietro Lo Monaco, direttore generale del Catania, aveva promesso che il ritorno sarebbe stato un inferno dal momento che Spalletti aveva preso in giro i giocatori etnei per le strette di mano a fine match. " Sta vivendo un atteggiamento da semidio, la pagherà".
Abbiamo saputo ora dal solerte e preciso radiocronista di Tutto il Calcio minuto per minuto inviato a Lecce, Enzo Del Vecchio, che nel protestare per un intervento innocuo di Cassetti su Mascara, lo stesso Lo Monaco, lamentandosi e gesticolando, è caduto addirittura dalla tribuna causandosi, fortunatamente, solo una sublussazione.
Non sarebbe il caso di darsi una calmata?
Non sanno, Lo Monaco e Marino, che quando è morto l'ispettore Raciti, un capotifoso intervistato da Simone Malagutti a Controcampo si stupì della violenza degli scontri in quanto loro erano pronti a scatenare una guerriglia urbana con i tifosi giallorossi?
Ora il 2 a 0 di questo pomeriggio firmato da Ciccio Tavano e Mirko Vucinic segna, verso i catanesi tutti e Lo Monaco e Marino in particolare, un oceano di silenzio (per citare il maestro Battiato catanese doc).
Baciamo le mani da veri romani per questa città che è maggggica...

venerdì 6 aprile 2007

TUTTI A CASA


Alla veneranda età di 90 anni il regista Luigi Comencini, uno dei maggiori registi del secolo appena trascorso, ha chiuso gli occhi per sempre dopo una lunga malattia.
Con lui scompare uno dei padri della commedia all'italiana e di quello che venne definito come "neorealismo rosa", ovvero una pausa dopo l'apnea delle opere postbelliche di Visconti, Rossellini e De Sica tutte tese alla descrizione della pura realtà, degli immensi problemi del paese alla fine della seconda guerra mondiale.
Quando nel 1953 apparve nei cinema italiani Pane, amore e fantasia con De Sica, Marisa Merlini e la giovane "bersagliera" Gina Lollobrigida si comprese come un ciclo fosse giunto al termine; il pubblico aveva voglia di leggerezza e di film leggeri.
Leggerezza ma non disimpegno. Negli anni successivi Comencini non esitò ad affrontare tematiche spinose quali il dramma dell'8 settembre, le vicende della Resistenza ed il difficile reinserimento dei partigiani in un paese già distratto e smemorato. La figura del sottotenente Innocenzi impersonata da Alberto Sordi, sballottato nei giorni dell'armistizio fino alla scelta di unirsi ai resistenti in Tutti a casa e quella di Claudia Cardinale, silenziosa ma tenace compagna del partigiano Bube ne La ragazza di Bube resteranno tra le maschere più dolci e tragiche del cinema del secondo dopoguerra.
Ma, forse, la vera abilità di Comencini fu quella di riuscire ad interagire con i bambini. Questi ultimi gli appariranno sempre come un cosmo "ad altissima densità di problemi e intrecci affettivi, di cui i grandi difficilmente riescono a capire le leggi" (G.P. Brunetta, Cent'anni di cinema italiano, 2, Dal 1945 ai giorni nostri, Laterza, Roma-Bari, 2004, p. 125).
Da qui autentici capolavori quali le trasposizioni cinematografiche di Pinocchio e Cuore che resero Comencini familiare anche a chi non aveva visto i film precedenti.
Le due figlie del regista, Cristina e Francesca, sono anch'esse apprezzate registe e romanziere.
Al regista lombardo un ringraziamento per averci regalato pellicole indimenticabili che ci hanno detto e descritto come eravamo.
Migliori? Peggiori?
Forse, semplicemente, diversi.

giovedì 5 aprile 2007

SATURNO CONTRO



"Ti giuro amore un amore eterno se non é amore me ne andrò all'inferno
ma quando ci sorprenderà l'inverno questo amore sarà già un incendio
lo grido cento mille volte a sera
ma disperata come una preghiera non voglio più svegliarmi sola sola se non ci sarai".
Qualcuno di voi ricorderà, nella primavera del 1995, questo allegro motivetto sparato a tutto volume dalle principali radio commerciali (io lo adoravo) e chi lo cantava era la piccola Ambra, all'epoca star di "Non è la Rai" e simbolo del binomio tv spazzatura/conflitto d'interessi berlusconiani.
Dodici anni dopo che ti combina la dolce fanciulla? Prova maiuscola nell'ultimo film di Ferzan Ozpetek, Saturno contro, tanto da guadagnarsi la copertina del "Venerdì di Repubblica" del 23 aprile scorso. Che qualcosa fosse cambiato, che Ambra non fosse più la ragazza scanzonata e scapestrata di qualche annetto fa lo avevamo capito dallo sviluppo della lunga storia d'amore con Francesco Renga (nessuna parentela con l'ottimo Roberto, prima firma sportiva de "Il Messaggero) e la doppia gravidanza.
Il ruolo di Roberta, la maniaca d'oroscopi amica di Lorenzo, quella che ha Saturno contro, è davvero tagliato su misura per lei, a cavallo tra voglia di crescere e maturità, tra noto ed ignoto. Il film merita una vostra visita al cinema, il solito copione del regista turco ma davvero ben diretto: un gruppo di amici nella cornice di Ostiense e Testaccio (la rassicurante sagoma del Gazometro ce lo ricorda), una grande cucina piena di leccornie (la cucina della casa del regista turco), coppie (gay ed etero) innamorate ed in crisi.
Un quadro idilliaco troncato dal malore di Lorenzo (l'ottimo Luca Argentero, vincitore GF 2003) e dallo sfaldarsi del matrimonio tra Antonio (Stefano Accorsi) ed Angelica (Margherita Buy). Tutto sembra precipitare ma proprio la morte di Lorenzo dopo un coma di qualche giorno riporterà se non una tranquillità, un soffio di speranza rappresentato dalla partita a ping pong tra Davide (Pierfrancesco Favino), il compagno di Lorenzo, e Antonio, commentato da una splendida canzone di Neffa, Passione. E proprio alcune canzoni che si ascoltano nel film, un vecchio motivo della Sophia Loren, Zoo be zoo be zoo, di Gabriella Ferri, Remedios, o di Serge Gainsbourg, Je suis venue te dire que je m'en vais (in una bellissima interpretazione di Carmen Consoli) stemperano la commozione ed invitano ad un ottimismo verso la vita.
Scene cult: quando intuiamo una probabile eutanasia praticata dall'infermiera impersonata da Milena Vukotic sul corpo straziato di Lorenzo ed una lungo, fantastico piano sequenza nel quale vediamo Antonio e la sua amante Laura (una bellissima Isabella Ferrari) avvicinarsi ad un magazzino-alcova di piazza di Pietra nel quale si ameranno. I due non si baciano, non si toccano, non si parlano, si guardano negli occhi camminando ma emanano una sensualità davvero "torrida" che rendono la scena davvero tra le più sensuali viste negli ultimi anni sul grande schermo.
Ozpetek, con grazia e senza dare giudizi, affronta due tra le tematiche che stanno facendo discutere e riflettere l'opinione pubblica: l'eutanasia ed i Dico. non magnificando nè l'uno e nè l'altro ma mostrando che una società moderna non può avere paura della libertà. Che chiedere un alleviamento della sofferenza per un malato non significa trasformarsi in omicidi e che permettere diritti e doveri a dei conviventi, non importa se etero o gay, non vuol dire minare il concetto di famiglia. Che forse l'amore, l'amicizia e la comprensione possono più di richiami alla morale cattolica da parte di chi però, quando entra a Montecitorio firma un'assicurazione per il convivente e non per forza il marito o la moglie. Certo, non sono così sicuro che l'opinione pubblica sia così "aperta" come ci raccontano giornali o programmi televisivi.
Anche perchè, come rivela uno studio della rivista Focus, l'89% degli uomini ed il 92% delle donne intervistati (in larga parte cattolici) confessa candidamente di masturbarsi ma proprio una larga parte dei giovani, pur non credendo più alla minaccia impartitaci dai nostri parroci di diventare ciechi, lo considera un "vizio" che potrebbe portare a danni per la salute.
E' proprio il caso di dire che si continua a tirare il sasso e a nascondere la mano...
P.S: ancora un accenno alla vittoria della Roma sul Manchester. Chi volesse farsi un'idea di quanto certi giornalisti facciano ancora fatica ad abituarsi all'idea di una Roma stabilmente presente nei quartieri alti del calcio italiano e del panorama europeo, si legga il commento alla sue giorni di coppa a firma Marco Ansaldo su "La Stampa" di oggi. E' veramente noioso passare i sabati pomeriggio a Crotone, Frosinone, La Spezia o Mantova, vero?

mercoledì 4 aprile 2007

AMARO MONTENEGRO, SAPORE VERO...


Che cosa sarà passato nella testa del giocatore montenegrino quando è stato buttato nella mischia da Spalletti al posto di Willy?
Avrà pensato all'anno passato, un'epatite virale contratta in seguito ad una scorpacciata di squisiti frutti di mare salentini ed ai tanti infortuni collezionati?
Avrà pensato al tribolato passaggio alla Roma, alle tante speranze suscitate e ad un rendimento altalenante nonostante il fondamentale goal al Siena?
Avrà pensato al goal storico realizzato in nazionale, fascia di capitano, nella prima partita giocata dal Montenegro indipendente?
Certo è che i neuroni dovevano essere quantomeno in agitazione se il buon Mirko è scattato come una furia in scivolata sulla botta di Mancini non trattenuta da Van der Saar (sempre un fratello...) andando a gonfiare la rete e facendo esultare persino la strana coppia Cerqueti - Dossena.
Il giusto suggello ad una partita maiuscola della squadra giallorossa, matura, adulta che personalmente mi ha fatto tornare indietro di quasi 20 anni quando, fanciullo, ammiravo il Milan di Sacchi andare a dettare legge al Bernabeu contro i blancos madridisti. Se siamo rimasti con l'amaro in bocca forse è segno che noi e la squadra siamo cresciuti e non ci accontentiamo più di fiammate episodiche o di partite della vita. Nonostante lo sgomento per la splendida azione del goal del pareggio di Rooney, i ragazzi si sono rimboccati le maniche senza recriminare ed hanno ottenuto il giusto premio ad una gara gagliarda e tosta.
E per un Mirko che ha deciso la gara c'è un Marco, Cassetti, che, ancora una volta, si è fatto trovar pronto ed ha mostrato che anche i gregari possono dire la loro. Marco e Mirko. Mirko e Marco, uno montenegrino, uno bresciano, ma entrambi provenienti dal Lecce. Entrambi cresciuti e migliorati grazie alle cure del maestro Zdenek Zeman, solo campo e sacrificio, senza aiutini e senza integratori.
E mi piace pensare, a quest'ora della notte, al boemo che, in una nuvola di fumo, si gode la rivincita della classe operaia che va, finalmente, in paradiso.

martedì 3 aprile 2007

C'E' SOLO L' AS ROMA

Giornata storica, emozionante e vibrante. Alle 20.45 quando l'arbitro tedesco Fandel darà il fischio d'inizio tutta la Roma giallorossa tratterrà il fiato e comincerà un'apnea spasmodica. Quarti di finale di andata, Champions League, Roma contro Manchester United. Un appuntamento con la storia al quale tutti i fratelli giallorossi sono invitati, un'ora e quarantacinque minuti di fronte all'Europa tutta, Totti vs Cristiano Ronaldo, De Rossi vs Scholes e Spalletti vs Ferguson.
Ieri sera di fronte ad un Liverpool che ha passeggiato ad Eindhoven abbiam visto la doppietta del difensore belga Van Buyten che ha smorzato i sogni di gloria milanisti alimentati da Pirlo prima e da un rigore inventato da Kakà dopo. All' Allianzarena di Monaco tra quindici giorni sarà una tonnara.
Per quanto ci riguarda noi saremo di fronte alla tv a realizzare un prolungamento di quella barriera umana che stasera renderà chiaro un concetto ai Fergie boys:

NO PASARAN!!

FRENCH KISS



Di fresco ritorno da Parigi, tornato nella nostra amata e sempre rimpianta Roma, mi salgono dal cuore alcune considerazioni.

Perchè all'apertura del check in all'aeroporto di Beauvais di fronte alla mandria scomposta di italioti sudati tutti scatenati nello scegliersi il posto migliore, l'addetta della Ryanair mi deve confessare, sfinita ed in perfetto italiano:" Ma lo sa che solo voi italiani non rispettate le file, ma ve ne rendete conto?".

Perchè mi trovo di fronte ad una rete metropolitana di una quindicina di linee, treni massimo ogni 5 minuti, 4 linee di Rer, decine di autobus, treni che passano dentro la città, arditi viadotti e gallerie lunghissime?

Perchè in questa splendida città, per ogni piccolo rudere si blocca tutto? Perchè ancora si parla dell'Ara Pacis e dell'Auditorium quando nella capitale francese non si sono peritati di costruire una piramide di fronte al Louvre, il Beaubourg vicino Notre Dame ed il complesso della Défense vicino al centro storico?

Perchè la maggior parte di chi viaggia in Francia sostiene che "i francesi sono stronzi ed hanno un senso di superiorità"? Non sarà che molti di questi sono quelli che, visti con gli occhi miei, si rivolgono in perfetto italiano a poliziotti, negozianti, baristi, addetti metro per ottenere qualunque tipo d'informazione, stupendosi e maledicendo il mondo se qualche antenato di Asterix non capisce il nostro idioma?

Tenendo conto che domandare è lecito e rispondere è cortesia vi consiglio due indirizzi gastronomici per chiunque avesse la fortuna di capitare prossimamente a Parigi. In zona Montmartre, "L'Etoile de Montmartre", 26 Rue Duhesme (Metro Lamarck-Caulaincourt). Tipica trattoria parigina nella quale mangiano gomito a gomito operai, impiegati, studenti, bel bancone bar in formica, biliardino all'ingresso e tovaglie spartane. Piatti veloci ed abbondanti: carni, insalate, vino della casa, dolci ed un ottimo caffè espresso (la moglie del proprietario, appassionata giocatrice di cavalli, è originaria della provincia di Salerno). In due: media di 20/25 euro.

In zona Montparnasse, in mezzo alle decine di negozi di crepes gestite da bretoni fate un salto al ristorante "Aux produits du Sud-Ouest", 21-23 Rue d'Odessa (Metro Edgar-Quinet). Splendido locale di cucina aquitana, un profluvio di carni, terrine di anatra, cinghiale, foie gras e vino a volontà, formaggi e dolci di ogni risma. Sciarpe calcistiche e rugbistiche a rendere familiare un ambiente già amichevole nel quale il proprietario cinquantenne dice la sua. Prezzi, in due: circa 30 euro.

Per il resto grazie a Enrico per il commento al post sulla contestazione a Bertinotti. Tutto giusto quel che dici ma io contestavo solo la scontentezza a prescindere ed il pessimismo cosmico di quelli che giocano a chi ce l'ha più lungo. A quelli, incontentabili, sempre dubbiosi e che sono sempre un passo avanti agli altri. Solo per dire che nel 1919, aspettando la rivoluzione, ci siamo beccati 20 anni di fascismo e nel 1948, sognando paradisi sovietici, siamo entrati in quarant'anni di monopolio democristiano.

Era Vico che diceva, corsi e ricorsi storici...