venerdì 13 aprile 2007

SULLA STRADA DI CASA...



Da una vignetta di Vauro mostrata ieri sera durante il programma televisivo "Anno Zero":

- Calipari ucciso da fuoco amico, Ramatullah torturato da un governo amico.

- Ma non sarà che dobbiamo controllare meglio le nostre amicizie?

giovedì 12 aprile 2007

QUELLA CAREZZA DELLA SERA


Chissà quanti dei tifosi e degli addetti ai lavori romanisti sanno che l'inno ufficiale della squadra Roma Roma cantato da Antonello Venditti è stato in realtà scritto da un maturo signore di Pavia, Sergio Bardotti che proprio ieri è scomparso all'età di 68 anni.
Produttore discografico, autore musicale e televisivo, Bardotti ha attraversato da protagonista la storia dello spettacolo italiano degli ultimi cinquanta anni.
Si devono alla sua penna canzoni straordinarie quali Occhi di ragazza e Piazza Grande (Lucio Dalla), L'amico è (Caterina Caselli), Quella carezza della sera (New Trolls), Ti lascerò (Fausto Leali ed Anna Oxa) e le traduzioni in italiano di autentici evergreen quali La canzone dei vecchi amanti (Charles Aznavour) o Kubala (motivo del cantautore catalano Juan Manuel Serrat dedicato al fuoriclasse ungherese del Barcellona scappato dall'Ungheria comunista per rifugiarsi nella Spagna franchista).
Fu produttore di autentiche pietre miliari della musica leggera, Non al denaro, non all'amore nè al cielo (Fabrizio De Andrè) e La voglia, la pazzia (Ornella Vanoni) e autore di un gran numero di edizioni del festival di Sanremo, tra le migliori degli ultimi anni quali quelle condotte da Fabio Fazio e Raimondo Vianello.
Mi piace quindi salutarlo con una delle mie canzoni preferite, Quella carezza della sera (1979), sperando che domenica prossima chi si recherà sugli spalti dello stadio Olimpico dedichi anche un solo fugace pensiero a chi ha contribuito a regalarci almeno tre minuti di serenità:
Quando tornava mio padre sentivo le voci
dimenticavo i miei giochi e correvo lì
mi nascondevo nell'ombra del grande giardino e lo sfidavo a cercarmi:
io sono qui
Poi mi mettevano a letto finita la cena
lei mi spegneva la luce ed andava via
io rimanevo da solo ed avevo paura ma non chiedevo a nessuno: rimani un po.
Non so più il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me.
Non so più se mi manca di più quella carezza della sera o quella voglia di avventura
voglia di andare via di la.
Quelle giornate d'autunno sembravano eterne
quando chiedevo a mia madre dov'eri tu
io non capivo cos'era quell'ombra negli occhi
e cominciavo a pensare: mi manchi tu
Non so più il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me
Non so più se mi manca di più quella carezza della sera
o quella voglia di avventura voglia di andare via
Non so più il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me
Non so più se mi manca di più quella carezza della sera
o quella voglia di avventura
voglia di andare via di là voglia di andare via di là

mercoledì 11 aprile 2007

THE ITALIAN JOB




Come dice quel vecchio adagio "Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi"?
Gianfranco Fini, che è un ragazzo sveglio e che ha studiato, sa quanta verità si nasconda nelle vecchie raccomandazioni dei nostri nonni e che ti organizza?
Un pò di sano riposo in questi giorni pasquali è quel che ci vuole per ricaricare le pile scariche e niente di meglio che indirizzare la prua verso l'oceano Indiano in mezzo al quale si stagliano i tanti piccoli atolli che formano l'arcipelago delle Maldive.
Ma come tutte le più belle fiabe ogni cosa ha la parola "fine" e ahimè! occorre riprendere la strada per la Capitale e mettere in un cassetto i cubalibre bevuti all'ombra delle palme o le grigliate di pesce apprezzate in una luce dorata da tantissime stelle sotto un cielo altissimo.
Bisogna ritornare tra le tristi paludi della politica romana, rivedere i La Russa, i Gasparri, gli Storace ed organizzare l'opposizione ad un governo sì bizzarro che va dai timorati di Dio che utilizzano il cilicio ai deputati transgender.
Si arriva quindi all'aeroporto di Malè, si va al check in, business class ma, ma...l'aereo della compagnia Eurofly, gruppo Alitalia, che dovrebbe ricondurre l'allegra brigata nella capitale del Mediterraneo, è guasto.
Niente paura perchè i potenti mezzi italiani non si perdono per un piccolo guasto e, sim salabim, ecco un altro vettore pronto a solcare i cieli dell'iperuranio ma, accipicchia, guasto pure questo.
E ora, che si inventa il prode Gianfranco? Ma chiaro, decide di chiamare il console italiano per cercare un posto riservato sul primo aereo in partenza verso l'Italia.
Geniale, vero? D'altra parte non si diventa vicepresidenti del Consiglio e ministro degli esteri per caso.
Certo, non esistono più i fascisti di una volta.
Solo qualche anno fa, Fini, camicia nera indosso e manganello in mano, non ci avrebbe pensato un attimo ad organizzare una spedizione contro il complotto giudaico-comunista-massonico oraganizzato dai perfidi maldiviani, promettendo di spezzargli al più presto le reni.
E invece? Come il più anonimo politico scalzacani, il nostro prode cerca una raccomandazione al potente di turno, neanche stessimo in fila alla posta, pur di superare gli anonimi signor nessuno, anche loro stanchi, sfiduciati ed ansiosi di rivedere il Pincio e Fontana di Trevi.
Tra questi ultimi c'è anche uno sconosciuto deputato dell'Udc, Romano, che invece, memore della sempre verde legge democristiana del "Male non fare, paura non avere", decide di rimanere con gli sfortunati passeggeri autonomindosi portavoce dei rivoltosi, lamentandosi in tutti i telegiornali italiani ma fermo al suo posto, porgendo l'altra guancia come insegnano i dettami di Santa Romana Chiesa.
E Gianfranco? L'ex pupillo di Almirante fa rivoltare nella tomba il povero Benito.
Quando c'era Lui non solo i treni arrivavano in orario ma la gloriosa "Ala azzurra" realizzava, nell'anno 1933 (anno XI dell'era fascista), la trasvolata atlantica con il camerata e Quadrumviro della rivoluzione Italo Balbo alla cloche dei comandi, ma ora?
Adesso colui che ha traghettato i neofascisti sulla lunga strada verso i lidi della democrazia non trova di meglio che comportarsi come Gastone, il fortunato cugino di Paperino, o Alfredo, l'amico a cui Vasco Rossi ha dedicato una canzone, per pensare solo a se stesso e ottenere almeno una
camera...ta con vista:
COLPA D'ALFREDO (1980)
Ho perso un'altra occasione buona stasera
e' andata a casa con il negro, la troia!
mi son distratto un attimo....colpa d'alfredo
che con i suoi discorsi"seri"e inopportuni mi fa sciupare tutte le occasioni
e prima o poi lo uccido!....
lo uccido!
e lei invece non ha perso tempo, ha preso subito la palla al balzo,
l'ho vista uscire mano nella mano con quell'africano che non parla bene neanche l'italiano
ma si vede che si fa capire bene quando vuole....
tutte le sere ne accompagna a casa una diversa
chissa cosa le racconta!(per me e' la macchina che conta)
e quella stronza non s'è neanche preoccupata
di dirmi almeno qualche cosa chesso' una scusa....
si era gia' dimenticata di quello che mi aveva detto prima....
"mi puoi portare a casa questa sera?Abito fuori Modena, Modena park!"
ti porterei anche in america
ho preso la macchina apposta!...
e mi ero gia' montato la testa...avevo fatto tutti i miei progetti....
non la portavo mica a casa!beh se la sposavo non lo so
ma cosa conta sono convinto che se non ci fosse stato lui mi avrebbe detto si!
sono convinto che se non ci fosse stato lui mi avrebbe detto siiiiiiii!
P.S: per qualche fratello romanista che ha ancora qualche lacrima da piangere consiglio la lettura del bellissimo articolo di Roberto Renga sulla prima pagina de "Il Messaggero" di oggi dall'eloquente titolo "La notte delle streghe"

TIE BREAK


Dagli Oasis siamo partiti ed agli Oasis torniamo. Una sola cosa possiamo dire ai giocatori giallorossi:" Don't look back in anger".
Siamo tornati sulla terra, un bagno di umiltà che probabilmente sarà salutare per il prosieguo della stagione. L'essersi sentiti come Andreas Seppi di fronte a Roger Federer renderà i nostri ragazzi più sensibili e maturi di fronte a palcoscenici quali l'Old Trafford, di fronte al quale non è consentito calarsi le braghe e prendere scoppole come un fanciullo discolo di fronte ad un padre severo ed autoritario.
Sarà grazie all'affetto di noi tifosi che la nostra squadra potrà crescere a diventare quel che ancora non è.
Un gruppo ancora "seduto in riva al fosso" al quale serve che qualcuno dica che l'affetto è molto nonostante "Quella che non sei" (Ligabue-Buon compleanno Elvis 1996) e questo è anche il titolo della canzone del giorno che vi invito ad ascoltare o riascoltare come colonna sonora della giornata:
Io ti ho vista gia'eri in mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai.
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma non si sapeva dove.
Ti ho vista fare giochi con lo specchio e aver fretta d'esser grande,
poi voler tornare indietro quando non si puo'.
Quella che non sei quella che non sei, non sei.
Ma io sono qua e se ti bastera'.Quella che non sei non sarai a me bastera'.
C'e' un posto dentro te in cui fa freddo,e' il posto in cui nessuno e' entrato mai.
Quella che non sei.Io ti ho vista gia' eri in mezzo a tutte le tue scuse,senza saper per cosa.
Eri in mezzo a chi chi ti dice scegli o troia o sposa.
Ti ho vista vergognarti di tua madre,fare a pezzi il tuo cognome,sempre senza disturbare che non si sa mai.
Quella che non sei, quella che non sei non sei,ma io sono qua e se ti bastera'.
Quella che non sei non sarai, a me bastera'.
C'e' un posto dentro te che tieni spento,e il posto in cui nessuno arriva mai.
Quella che non sei.Ti ho vista stare dietro a troppo rimmel,dietro un' altra acconciatura,eri dietro una paura che non lasci mai.
Quella che non sei,quella che non sei non sei,ma io sono qua e se ti bastera',quella che non sei non sarai,a me bastera'.
C'e' un posto dentro te in cui fa freddo,e' il posto in cui nessuno e' entrato mai.
Quella che non....
Ciao e God bless you

martedì 10 aprile 2007

SENZA FIATO...


Frase del giorno:
"Dio stramaledica gli inglesi!" (Mario Appelius).
In questa storica giornata due parole sono poche e tre sono troppe, non resta che sintonizzarsi in tv stasera e che God save...Rome.
Canzone del giorno:
Oasis, The importance of being idle (inglesi di Manchester ma grandi tifosi del Manchester City e anche loro stasera grideranno "Let's go Rome")

I sold my soul for the second time
cos the man, it don't pay me
I begged my landlord for some more time
he said "son, the bills are waiting"
my best friend called me the other night
he said "man - you crazy?"
my girlfriend told me to get a life
she said "boy - you lazy"
but I don't mind
as long as there's a bed
beneath the stars that shine
i'll be fine
if you give me a minute, a man's got a limit
I can't get a life if my heart's not in it
I've lost my faith in the summertime
cos it don't stop raining
the sky all day is as black as night
but i'm not complaining
I begged my doctor for one more line
he said "son - words fail me
it ain't your place to be killing time"
I guess i'm just lazy



TRADUZIONE
Ho venduto la mia anima per la seconda volta
La mia attività non mi ripaga
Ho chiesto l'elemosina al mio padrone di casa
per avere ancora un po' di tempo
Mi ha detto: "ragazzo, le bollette aspettano!"
Il mio migliore amico mi ha chiamato l'altra sera
Mi ha detto: "ragazzo, sei impazzito!"
La mia ragazza mi ha detto che ho una vita
Ha detto: "ragazzo, sei pigro!"
Ma non mi preoccupo
finché potrò dormire sotto le stelle
Starò bene, se mi dai un minuto
Un uomo ha dei limiti
Non posso avere una vita se il mio cuore non lo sente
Ho perso la mia fede nelle ore estive
perché non smette di piovere
Il cielo tutti i giorni è nero come la notte
ma mi piace stare a lamentarmi
Ho chiesto al dottore un'altra riga
Mi ha detto: "ragazzo, non so più che dire
Non è il posto per ammazzare il tempo"
Penso di essere soltanto pigro

lunedì 9 aprile 2007

PASQUETTA

Frase del giorno:
"Dio c'è e ci odia...o quanto meno ci deve molte spegazioni". (Roberto "Freak" Antoni, leader degli Skiantos)
"Son partito da Bologna con le luci della sera...", quant'è che non sentivo la voce sofferente di Luca Carboni cantare il suo viaggio dalla città al mare, ve lo ricordate questo disco, anno di grazia 1992, si chiamava "Carboni", il primo disco del 1992 diceva la pubblicità affissa per le strade di Roma.
Quale miglior incipit per il lunedì dell'Angelo e per le gite fuori porta, il sole briila alto sulla capitale del Mediterraneo ed è meglio pensare a divertirsi piuttosto che pensare o commentare gli ultimi avvenimenti afgani.
Ancora una volta la realpolitik ha prodotto un altro morto innocente, non si è voluto trattare e l'unico risultato è ancora una famiglia straziata dal dolore. L'elegantissimo presidente afgano Karzai l'aveva detto, "non tratteremo più, non ci si può accordare con i tagliagole talebani", e mentre parlava si ascoltava in un auricolare la soddisfazione del dipartimento di Stato americano... I tagliagole creati e finanziati per anni prima che, novelli Frankestein, si ribellassero ai loro papà d'oltreoceano. quando combattevano l'Armta Rossa sovietica erano buoni e bravi ora non più. Non resta che sperare che almeno il mediatore di Emergency Rahmatullah Hanefi possa essere presto liberato, colpevole solo di aver aiutato a salvare la vita a Daniele Mastrogiaacomo. E che tristezza, che disgusto vedere le polemiche del cortile di casa nostra, gli Schifani, i Gasparri ed i Cicchitto, lividi, rancorosi, speculare sulla morte di un povero cristo per chiedere le dimissioni del governo, ma come si fa?
Quindi che sia una giornata di pace, di divertimento e di serenità, mangiate e bevete alla salute di chi se lo merita.
Canzone del giorno:
Andavo a cento all'ora (Gianni Morandi)
Ciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la laciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la la la
andavo a cento all'ora per trovare la bimba mia ye ye ye ye ye ye ye ye
andavo a cento all'ora per cantar la serenata blen blen blen blen blen blen blen blene
non vedevo l'ora di baciar la bocca sua ye ye ye ye ye ye ye ye
ma si brucio' il motore nel mezzo della via blen blen blen blen blen blen blen blen
amore aspettami corro a piedi da te son cento chilometri che io faccio per te
andavo a cento all'ora per trovare la bimba mia ye ye ye ye ye ye ye ye
andavo a cento all'ora per cantar la serenata blen blen blen blen blen blen blen blenciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la laciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la la laciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la laciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la la laye ye ye ye ye ye ye yeblen blen blen blen blen blen blen blenla la la la la la la laye ye ye ye ye ye ye ye
amore aspettami corro a piedi da te son cento chilometri che io faccio per te
andavo a cento all'ora per trovare la bimba mia ye ye ye ye ye ye ye ye
andavo a cento all'ora per cantare la serenata blen blen blen blen blen blen blen blenciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la laciunga ciunga ciu ciunga ciunga ciula la la la la.....

domenica 8 aprile 2007

IL TERZO UOMO


Un pranzo di Pasqua non indifferente non mi ha impedito di mettermi davanti al teleschermo nel primo pomeriggio davanti a La 7 alla visione di un film straordinario, il Terzo uomo, girato dal regista inglese Carol Reed nel 1949 che, grazie a questa pellicola, ottenne la Palma d'oro al festival di Cannes.
Non c'è una sola parte del film, una sola scena che sia fuori posto grazie alla sceneggiatura di Graham Greene che ne trarrà in seguito un fortunato romanzo ed alla interpretazione di Joseph Cotten, Orson Welles e della davvero splendida Alida Valli.
In una Vienna preda dei primi spasmi della guerra fredda uno scrittore americano, Holly Martins, assiste al funerale di un suo carissimo amico, Harry Lime, che scoprirà, molto presto, essere stato in realtà un trafficante di penicillina a causa del quale decine di bambini erano morti o erano restati per sempre violati dalla meningite. In una città dove nulla è come sembra, dove si nasconde una spia anche in un innocente portiere di caseggiato, lo scrittore scopre che il vecchio amico in realtà è vivo e vegeto e che il seppellito è nient'altro che un suo complice nell'infame traffico.
In un emozionante crescendo di emozioni, segnato dalla enigmatica ed ingenua presenza di Anna, amante di Lime, sarà proprio Martins ad uccidere il vecchio amico mentre l'ultima scena segnerà un probabile inizio di un'improbabile storia d'amore tra i due, segnati però dall'irriducibile presenza proprio del terzo uomo.
Film che probabilmente segnò l'esordio dell'incipiente guerra fredda nel cinema mostrata nei contrasti tra gli ufficiali della polizia internazionale, dal ruolo degli ufficiali sovietici e dalla sovraesposizione delle spie, davvero tante in un film di poco meno di due ore. Il tutto segnato dalla presenza di una livida Vienna, ancora piena di macerie, dagli stessi viennesi quasi stranieri in patria che continuano loro soli, a parlare tedesco in una città dove i potenti parlano inglese, francese e russo.
La magnifica fotografia in bianco e nero di Robert Krasker (oscar) e l'ancor più bel commento musicale su cetra di Anton Karas (utilizzato in un recente spot di una gomma americana nel quale una moglie gelosa schiaffeggia il marito postino che fa il lumacone con le inquiline) rendono la pellicola davvero imperdibile.
Se avete tempo, se vorrete, prendetevi una pausa, guardatevi il film e leggetevi il romanzo di Greene, 157 pagine che scenderanno tutto d'un fiato e capirete quanto, grazie alla magia della settima arte, sia possibile comprendere gli avvenimenti della nostra storia più che leggendo un polveroso e noioso tomo universitario.