martedì 24 aprile 2007
IF...
Per chi pensa che l'occasione sia stata sprecata, perchè quando mai ricapiterà un campionato senza la Juventus e con il Milan che si autoelimina dalla corsa scudetto.
Per chi, vedendo Piazza del Duomo e le bandiere che sventolano con la scritta 15 pensava al Circo Massimo con le bandiere col numero 4.
Per chi mercoledì scorso soto sotto ha sussurrato "non si sa mai".
Per chi ha fatto i calcoli e ha detto "siamo in vantaggio con lo scontro diretto".
Per chi al goal di Doni ha avuto un morso allo stomaco.
Per chi al goal di Zampagna ha sentito un vuoto che non sapeva spiegarsi.
Per chi ha pensato 13 punti cosa vuoi che siano.
Per chi ha sognato, nonostante tutto, di cantare siamo noi siamo noi i campioni dell'Italia siamo noi.
Per chi ha ripensato ad Ascoli, al Chievo, Messina e Livorno.
Per chi non vuol fare i complimenti all'Inter.
Per chi ha capito che neanche Spalletti voleva farli.
Per chi ha spento il televisore per non sentire i commenti degli interisti.
Per tutti quelli che sapevano che ormai lo scudetto non sarebbe più arrivato, ma che i miracoli non sono solo quelli dei pani e dei pesci.
Per tutti quelli che adesso dicono avete vinto lo scudetto lasciateci la coppa Italia.
Per tutti quelli che hanno pensato tutto questo, un promemoria:
Cassetti e Ferrari sono squalificati e domenica prossima c'è il derby.
lunedì 23 aprile 2007
SARKO-SEGO, A' VOUS!


Un paese che si è appropriato del suo destino. Doveva essere la vittoria dell'antipolitica, dei qualunquisti stanchi della destra e della sinistra, del fantasma di Le Pen o del terzo incomodo, Bayrou.
sabato 21 aprile 2007
VITE ALLO SPECCHIO

http://www.youtube.com/watch?v=XSBAMIkigUE
Da un articolo di Furio Zara sul "Corriere dello Sport" di venerdi 20 aprile:
Sono le sei e mezza di una mattina di maggio del 1999 quando la Pulce si sveglia, prepara la cartella, guarda dalla finestra la sua città - Rosario- e mentre fa colazione pensa: « Sono troppo piccolo ». Non se ne fa una colpa, però ne soffre.
Nello stesso istante - le sei e mezza di una mattina di maggio del 1999 - il Re si addormenta, sfinito, su un divano sfondato, gonfio e graffiato da troppi vizi, da qualche parte in Argentina circondato da califfi e fanciulle sciupate e per un attimo, uno soltanto, pensa: « Sono troppo grasso » . Non se ne fa una colpa, e chissà se - più che sofferenza - il suo non sia il piacere nero di chi si lascia andare fino alla fine, e magari un po' più in là.
Lionel Andrès Messi, Diego Armando Maradona: vite parallele di due geni sinistri baciati dal talento.
La « Pulce » Messi nasce il 24 giugno del 1987, all’epoca Maradona ha 27 anni, e festeggia pure lui una nascita: quella della figlia, l’amata Dalma Nerea, avuta dalla donna della sua vita, Claudia Villafane, che sposerà due anni dopo con uno smoking stretto sulle spalle e i piedi morsi dai mocassini, che « avevo voglia di togliermeli e calciare un pallone » , dirà più tardi. Un mese prima - è il 5 maggio - Maradona ha regalato a Napoli il primo scudetto della sua storia. L’anno prima ha appena vinto - da solo - il Mondiale in Argentina, è il Re del Mondo: « Oh mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon: ho visto Maradona, ho visto Maradona, ehi mammà innamorato son ».
E’ verosimile che la notte del 29 giugno del 1986, quando Maradona alza la Coppa a Città del Messico, gli sguardi del signor e della signora Messi si incrocino nel punto esatto dove nasce l’idea di fare un figlio.Il 30 ottobre del 1997 Maradona si ritira dal calcio, è il giorno del suo 38 ° compleanno. Messi ha dieci anni, a scuola lo prendono in giro perché è basso, lui reagisce con un tic che si porterà dietro a lungo: si tocca in continuazione i capelli, che lascia crescere lunghi e lisci, fin quasi alle spalle.Colpi di cuore, quelli decidono il destino dei due talenti: il bambino che non sapeva crescere e l’uomo che non sapeva invecchiare.
4 gennaio del 2000, Punta del Este, Uruguay: Maradona viene colpito da un attacco cardiaco dovuto al consumo di cocaina, lo portano d’urgenza in ospedale, si rimette, si fa rivedere in tivù - mesi dopo - a Cuba, con il tatuaggio di Che Guevara sull’avambraccio, mentre passeggia con Fidel Castro: due reduci, con molta storia addosso. Negli stessi giorni in cui Maradona sta per morire, Messi comincia a pensare a una vita nuova. C’è che Lionel è troppo piccolo, i dottori parlano di una forma di nanismo, dicono che serve l’ormone della crescita, c’è che « La Pulce » ha bisogno di cure. Gliele offre il Barcellona, che paga le cure e lo mette sotto contratto. Così i Messi partono, meta la Spagna.
Lionel Messi ha tredici anni e una vita davanti. Diego Armando Maradona ha quarant’anni e un paio di vite alle spalle. Pesi, altezze, numeri: Maradona fumo, alcol, cocaina, cibo - arriva a centocinquanta chili, e non sembra un’impresa: la sua è una vita da prendere a morsi. Fango, oro e polvere: il Re è nudo, sdrucito di ricordi, con le borse sotto agli occhi, e lo sguardo sempre altrove. Messi arriva a un metro e sessantacinque centimetri, ed è solo un’impresa.
E’ l’estate del 2005 quando Messi si rivela al mondo ai Mondiali Under 20 dell’Olanda. E’ l’estate del 2005 quando Maradona si rivela per quello che è: un uomo che ha molto vissuto, molto si è dato, molto ha sbagliato. Lo fa in diretta televisiva, lacrime, sudore e cerone a confondersi nei primi piani, lo fa nella trasmissione « La Noche del 10 » spostando la sua vita, con una finta come ai bei tempi, dalla realtà al reality. E’ durante la trasmissione che avviene l’inconorazione. « Messi è il mio erede », dice il Re puntando il dito tozzo sul telescherno dove scorrono le magie della « Pulce » .
Poi sarà solo vita, o qualcosa di meno: barelle, lettini d’ospedale, flebo e preghiere per il « Re » , sempre più sfatto, sempre più triste, solitario y final. Poi sarà solo vita, o qualcosa di più: campi verdi, dribbling e stelle filanti per la « Pulce » .
Sempre più pesante, Maradona. Sempre più leggero, Messi. Vita in te ci credo: uno ha smesso di pensarlo, l’altro ha cominciato a capirlo.
giovedì 19 aprile 2007
SALVATE IL SOLDATO ROBERT...

mercoledì 18 aprile 2007
BAD DAY
Dove eravamo rimasti?
Sembra sempre di riprendere un vecchio libro abbandonato sul comodino quando si parla della facilità con la quale negli Stati Uniti uno si sveglia, sbrocca e compie una strage. Troppe volte i grandi network americani devono interrompere le loro trasmissioni per cominciare lunghe no stop da luoghi incantati, giardini incontaminati, campus perfetti nei quali un pazzo, o più d'uno, sparano all'impazzata contro persone indifese.
Il politecnico della Virginia Tech è solo l'ultimo teatro di un copione abusato che non lascia spazio nè a sorprese nè a colpi di scena, tutti sanno quale sarà la fine del romanzo.
Trentatre vittime uccise da un ventitreenne sud coreano, "mi avete costretto a farlo" ha lasciato scritto in un bigliettino, senza che qualcuno presagisse un gesto simile.
La domanda è sempre quella, perchè accade?
Il secondo emendamento della costituzione americana statuisce la necessità di formare una milizia armata per difendere la libertà dei cittadini, a cui viene garantita la possibilità di portare un'arma al seguito. Questo fa sì che le armi possano essere vendute con facilità anche grazie alle ultime leggi proposte dall'amministrazione Bush ma forse il problema è più vasto.
Ha certamente ragione Michael Moore che con il suo Bowling a Columbine aprì uno spiraglio che pochi osarono approfondire, ha torto l'amministrazione repubblicana con il suo liberismo sfrenato ma come è spiegabile la facilità con la quale, troppo spesso, siamo costretti a commentare le gesta di qualche ragazzo voglioso di emulare i cow boy di qualche secolo fa?
E forse è proprio qui la chiave. Gli Stati Uniti sono il paese nel quale la libertà, la capacità di farcela da soli ha assunto un'importanza preponderante rispetto ad altre parti del globo tanto che proprio qui è nata la nozione di Stato minimo portata avanti dal filosofo Robert Nozick.
Nella prefazione a Anarchia, stato e utopia Nozick espose con estrema chiarezza le premesse da cui muoveva. "Gli individui - egli scrisse - hanno dei diritti; ci sono cose che nessuna persona o nessun gruppo di persone può far loro (senza violare i loro diritti). Tali diritti sono tanto forti e di così vasta portata, da sollevare il problema di che cosa lo Stato e suoi funzionari possono fare, se qualcosa possono. Quanto spazio lasciano allo Stato i diritti degli individui?".
E a questo interrogativo egli rispondeva affermando che "lo Stato minimo, ridotto strettamente alle funzioni di protezione contro la forza, il furto, la frode, di esecuzione dei contratti, e così via, è giustificato; che qualsiasi stato più esteso violerà i diritti delle persone di non essere costrette a compiere certe cose, ed è ingiustificato". In breve, che "lo Stato minimo è allettante oltre che giusto".
Nozick è il teorico di un liberalismo che concepisce lo Stato essenzialmente come "guardiano notturno", è il difensore cioè di uno Stato minimo, di uno Stato che ha poteri e funzioni limitatissime, di uno Stato la cui nascita ha luogo senza la violazione dei diritti degli individui, in quanto dall'anarchia dello stato di natura si uscirebbe in seguito ad un processo spontaneo (Cfr. M. Baldini, E il professore di Harward teorizzò lo "Stato minimo", in "Avvenire", 26 gennaio 2002).
E forse proprio questa mentalità, questa idiosincrasia a delegare allo Stato quello che posso fare da solo può aiutare ad assumere una chiave di lettura, seppur parziale, che spieghi la ratio di un'inutile mattanza.
domenica 15 aprile 2007
TAKE ON ME

venerdì 13 aprile 2007
SE OTTO ORE VI SEMBRAN POCHE...

