martedì 12 giugno 2007

HVALA DEJAN!



Dejan Bodiroga ha deciso di ritirarsi.

Sono poche le parole da scrivere per un campione della sua classe, della sua educazione e della sua bravura. Dejan ha detto basta, farà il dirigente, forse anche a Roma, e spiace non avergli potuto regalare stagioni più entusiasmanti. Quello che ci lascia è però una mentalità vincente, una consapevolezza che la classe può ancora rappresentare il primo elemento dello sport oltre alla pura fisicità.

Andatevi a vedere la commovente standing ovation al Palaeur di Roma dell'altra sera, finale di Lottomatica-Mps Siena, nel commento per Sky di Paola Ellisse e Riccardo Pittis:

http://www.youtube.com/watch?v=xXjjKY2m1HA

E questo è il commento di Luca Pelosi da "Il Romanista" dell'8 giugno scorso:

"Non c’è niente di più difficile, oggi, che parlare di Dejan Bodiroga.

Da quando è cominciata la sua carriera, non fa altro che stupire, e innamorare, chiunque ami la pallacanestro. Che non è, come pensano in troppi, uno sport bello per salti, corse e schiacciate. Ma può essere anche arte e poesia.

Bodiroga, più di chiunque altro, in qualsiasi continente, l’ha dimostrato. La cosa più difficile la rende semplice, la cosa più semplice la rende perfetta. Ma non è certo questa la sede adatta per spiegare che cosa sia stato Bodiroga nella storia del basket.

Forse si può abbozzare un tentativo per capire che cosa sia stato Bodiroga nella storia del basket romano.

E’ arrivato fidandosi di Pesic, che a sua volta confidava in un progetto che non c’era. Ha vissuto due stagioni allucinanti, con squadre completate o a dicembre o a febbraio, preparazioni precampionato svolte in 5, traguardi rincorsi e sfiorati senza mai avere la sensazione (tranne che in un paio di occasioni) di poterli effettivamente raggiungere.

Eppure, non è mai cambiato.

Ha affrontato ogni allenamento come se fosse una partita e ogni partita come se fosse una finale olimpica o mondiale.

Ha messo tutto se stesso in ogni singolo istante accettando di provare a fare la torta, lui che, a 34 anni, avrebbe dovuto essere la ciliegina. Ha sempre detto “Ho perso”, oppure “Abbiamo vinto”. Ha chiuso dicendo: “Ho gioito in questi due anni dando tutto quello che avevo dentro”.

Lui è il Re, Dio, il Nume, l’Onnipotente.

E’ venuto qui a sporcarsi le mani e la carriera. Lo ha fatto con la gioia che può capire, ed ammirare, solo chi sente il basket scorrergli nelle vene. E lo ha fatto a prescindere dalla mediocrità che quasi sempre lo ha circondato.

La sua non è stata solo una lezione di sport, ma anche, e soprattutto, una lezione di vita. Il Bodiroga che ha perso, cioè quello romano, probabilmente per questo è anche più grande del Bodiroga che ha vinto. Cioè quello che tutto il resto del mondo conosce.

Non ce lo meritavamo, non ci meritava. E non meritava di concludere la sua carriera con una sconfitta indecorosa come quella rimediata in gara 4 contro Siena. Più in generale, non meritava di passare due anni in una realtà che non lo ha mai messo nelle condizioni di poter vincere.

Qualunque sia stato il motivo per cui l’ha fatto, c’è solo da ringraziarlo. Dopo due anni, a Roma abbiamo tutti qualche cosa in più. Ma da domani avremmo qualche cosa di molto grande in meno.

Grazie Campione, sarà impossibile dimenticarti".

E per un campione che va ce n'è un altro che ha trovato pane per i suoi denti, Casey Stoner ha battuto Valentino Rossi sul circuito del Montmelò di Barcellona portandolo finalmente sulla terra. Un duello entusiasmante con il giovane, il pivello che rischia di mettere nel sacco il più titolato ma il Dottore non può permetterselo, sarebbe il secondo anno consecutivo ed il suo smisurato ego, forse, non glielo perdonerebbe mai.

Così scrive l'inviato de "La Repubblica" Benedetto Ferrara sul giornale di ieri:

"Ecco il 46. Ecco il fenomeno che fa i conti con qualcuno che somiglia troppo a un suo possibile clone. Lui ci ha provato. Niente da fare.

"E' stata una gara spettacolare. E' stato bello".

Beh. Per lui fino a un certo punto. Bello come uscire con una ragazza che ti scuote il cuore e poi sentirsi dire: ciao, allora magari ti chiamo io.

Ci sono magari che somigliano troppo a un forse che poi diventa un mai.

Triste finale".

lunedì 11 giugno 2007

WELCOME BACK ZENA



Era il 1995, giugno, in una cupa e livida Firenze, quando Creek (chi era costui?) sbagliò il rigore nello spareggio per la salvezza contro il Padova condannando il Genoa alla serie B dopo che i tempi regolamentari erano terminati in parità, 1-1 (Goal di Vlaovic e Skhuravy).

Ieri pomeriggio è finita come doveva finire, il Grifone in serie A. Non avendo parole per la contentezza e la felicità di un qualcosa che per me personalmente è molto di più di una seconda squadra sarò sintetico: grazie!!

domenica 10 giugno 2007

VENCEREMOS...?


Gli argomenti non mancano in questa calda domenica di giugno.
Meglio sarebbe parlare dell'appassionante finale thrilling della Liga spagnola che ieri ha vissuto forse il suo acme, una vera e propria "noche cardiaca" vissuta attraverso "los transistores" delle radio che attraverso il loro racconto concitato hanno scandito gioia e dolore degli "aficionados" iberici.
All'ultimo minuto di gioco, Barcellona in vantaggio nel derby catalano con l'Espanyol ed il Real Madrid che perdeva in casa del Zaragoza.
Pareggia Van Nistelrooy( ad un solo goal dalla Scarpa d'oro del Capitano)ma Barça ancora + 1 in classifica, neanche trenta secondi ed arriva il pareggio dell'Espanyol con Tamudo che fa ammutolire il Camp Nou, Barça e Real appaiati ma Real in vantaggio per il computo degli scontri diretti.
Tutto rimandato all'ultima giornata ma l'inerzia sembra tutta per le merengues madridisti senza dimenticare il Siviglia ad un solo punto.
Ma ieri è stata la giornata della visita di George W. Bush a Roma e soprattutto della definitiva spaccatura che si è creata in seno alla sinistra radicale, due manifestazioni in due piazze diverse.
Ds e Margherita persi nella chimera del Partito Democratico.
Una, in una piazza del Popolo semideserta, organizzata da sinistra Ds, Prc, Comunisti italiani, Verdi, Arci ed altre organizzazioni dell'artcipelago pacifista.
L'altra, molto più piena, sulle 100.000 che ha attraversato la Capitale da Piazza Esedra a Piazza Navona, gioiosa, felice, con vecchi, bambini, giovani, donne, senza i black blok ma attraversata da una sorta di incosciente impotenza.
Senza tacere dei soliti scontri organizzati da una cinquantina di ragazzi dal volto coperto, le bandiere americane date alle fiamme, i cori "1o, 100, 1000 Nassirya" o i cori contro il "guerrafondaio" Prodi il tutto è sembrato il solito copione, anzi pure abbastanza sfocato.
Oramai non bastano più due sinistre, ce n'è anche una terza, e intanto il Paese non ti segue, è indifferente, Roma ieri era vuota come nel miglior ferragosto degli anni'60.
La sinistra radicale di governo ha compreso di non poter più rappresentare lo scontento dell'altra sinistra, un disagio che non trova più rappresentanza nelle aule parlamentari. C'è rabbia, disincanto che trova sfogo nelle piazze ma non nel copione sperato dai partiti, siamo in una società liquida, è l'ora di Indymedia, di blog, di Internet, c'è un vero e proprio rifiuto della rappresentanza politica così come l'abbiamo conosciuta fino ad ora. c'è una voglia neanche troppo taciuta di azioni forte, violente contro un sistema vecchio, inattuale ed in ritardo rispetto ad un "paese reale" in fermento. Un Eurostar ad alta velocità contro un accelerato per Battipaglia.
Da qui il silenzio sul nuovo terrorismo delle Br, l'indifferenza rispetto ad atti come quello di ieri di insozzare la lapide di Aldo Moro scrivendoci "Bush=Moro" o quello di mettere sullo stesso piano l'occupazione israeliana della Palestina e gli attentati kamikaze di Hamas o di scrollare le spalle rispetto ad Al Queida.
L'errore è di politici come Diliberto o Paolo Cento con un piede nel governo ed uno nella piazza o di Bertinotti, incapace di spezzare il legame con i no-global da lui vezzeggiati, coccolati e sfruttati in funzione della faticosa riflessione che Rifondazione sta compiendo sulla storia del comunismo mondiale ed il suo rapporto con la violenza. Bene le coraggiose riflessioni di "Liberazione" sulla deriva illiberale di Cuba e sul vero e proprio "autunno del patriarca" di Fidel ma poi non si può mettere in lista il buon Nunzio D'Erme e fare in modo che non venga eletto nonostante la messe di voti ottenuta e anzi accorgersi, ahimè!, che non conosce il bon ton istituzionale, occupa case sfitte o cosparge di letame casa Berlusconi.
Questo doppio binario ha portato Bertinotti ad essere considerato un "traditore e guerrafondaio" e Rifondazione e gli altri partiti della sinistra alternativa ad essere isolati e a non saper cogliere l'umore di piazze una volta così amiche.
Si continua invece a contestare un presidente al tramonto come Bush figlio che come scrive oggi Valentino Parlato su EPolis, "è il fantasma di un impero che annaspa, che non ha più egemonia, che è costretto (dico costretto) a difendere il suo potere con le guerre che neppure riesce a vincere e, soprattutto, a concludere".
Qui da noi invece si continuano a bruciare bandiere ed a accusare con violenza, con odio ferino chi non la pensa come te salvo poi alle elezioni astenersi perchè "la sinistra non è più lei" e perchè "siamo una colonia degli States".
A quelli che manifestavano contro Bush tutta la mia stima anche se mentre qualche coraggioso spaccava vetrine o tirarva sassi contro i poliziotti il presidente già ronfava beato a villa Taverna, assolutamente disinteressato e neanche scalfito dalle grida di scherno.
E come scrive sempre Parlato, "bene le proteste di Rostock e Roma, ma siamo di fronte a un George Bush sul viale del tramonto. E le gentilezze di due ex comunisti come Giorgio Napolitano e Massimo D'Alema ne sono una conferma".

venerdì 8 giugno 2007

UN GELATO AL LIMON


Forse il buon Paolo Conte, se potesse, scriverebbe una nuova versione della splendida "Un gelato al limon" dopo aver letto quest'articolo di Filippo Ceccarelli da "La Repubblica" di oggi:


"SEMBRA uno scherzo, o una insidiosa provocazione dell'antipolitica. Ma è vero: al Senato, adesso, vogliono anche il gelato.
Così ieri, a nome di un nutrito gruppo di parlamentari, il senatore Rocco Buttiglione, filosofo dell'Udc, e la senatrice Albertina Soliani, prodiana emiliana, hanno scritto ai questori di Palazzo Madama una lettera che merita di essere riportata nella sua concisa integrità documentale.
E dunque: "Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E' possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti".
E' bene a questo punto che si conoscano anche i nomi dei senatori-questori che prima o poi dovranno respingere o accogliere l'istanza, magari regolamentandola nelle sue molteplici varietà: ghiacciolo, coppetta, cassata, cono, cornetto, granita, sorbetto, affogato e biscottone.
Si tratta quindi del senatore Gianni Nieddu, Ulivo; del senatore Romano Comincioli, Forza Italia; e della senatrice Helga Thaler, autonomista sud-tirolese.
Che la coscienza del loro ruolo li ispiri, per una volta, nel senso che riterranno più consono al bene comune.
Amen.
Nel frattempo, varrà la pena di considerare come quella che in un celebre studio affidato alla buonanima di Giovanni Malagodi veniva cautamente definita "la condizione del parlamentare" sia oggi diventata, sic et simpliciter, "la qualità della vita dei senatori". Ma soprattutto colpisce, nella sollecitazione gelatiera e bipartisan, una parola che getta una piccola luce sulla faccenda: "il desiderio".
Ecco forse la bramosa chiave di volta per comprendere come, al di là di un facile e scontato moralismo, diversi rappresentanti della volontà popolare abbiano smarrito il senso stesso del loro operato, e ormai non si rendano più conto dell'effetto - per non dire la ricaduta simbolica - che suscitano certe loro pretese.
Molto semplicemente: desiderano, anzi desiderano troppo, non pongono tanti limiti alle loro voglie. Nel caso specifico alla loro gola.
E' un fatto che richiama l'essenza corporea e primordiale del potere; un'impellenza biologica che non viene nascosta perché connessa al rango, allo status, al privilegio di ostentare il proprio appetito.
Ai senatori piace il gelato: e lo vogliono. Slurp! Qui e ora. Slurp! slurp!
Magari non immaginano che uscire dal Palazzo, farsi due passi a piazza Navona potrebbe anche fargli bene; magari non riescono nemmeno a capire come rispetto a un innocente gelatino si possano tirare in ballo questioni così alte.
Pare di sentirli: eh, quante storie!
E' un'unica, drammatica storia, in realtà, quella dello snaturamento, della degenerazione, della deboscia delle assemblee elettive all'insegna di Bengodi.
Tanto più irrilevanti le Camere sul piano politico, quanto più ornamentali, confortevoli, opulente, agognate.
Il Senato, in particolare.
Perché prima del gelato i senatori hanno chiesto e ottenuto le settimane gastronomiche regionali, e poi quelle dedicate alle province. Il collezionista dispone di fantastici comunicati ufficiali emessi nei momenti più delicati sulle degustazioni dell'agro pontino, "la seconda giornata sarà abbinata alla carne di bufala bianca", oppure un dovizioso banchetto palermitano a conclusione del quale il presidente Musotto ha fatto presente uno slogan promozionale che a dire il vero lì dentro rischiava di suonare un po' così: "Mangio sicuro, mangio meglio".
A metà marzo il presidente Marini ha concesso la sala degli atti parlamentari al primo corso di sommelier per senatori. Montecitorio risponde con i prodotti agricoli di qualità certificata. Chi vuole il lardo, chi lo squacquerone, chi i fichi caramellati e chi i torcinelli.
Buttiglione e la Soliani, dopo tutto, sono in buona compagnia.
La deriva eno-gastronomica si fa anche dolciaria, ma non è dolce per niente il futuro delle istituzioni rappresentative".
Insomma, sembra che il divenire qualunquista debba essere l'unica soluzione.
I nostri padri (non il mio sicuramente...) sulle barricate sessantottine o settantasettine gridavano felici "una risata vi seppellirà!".
Ora non resta che sperare che tutto quel gelato gli resti sul gozzo o che gli si possa squagliare addosso, a testimoniare il basso livello che stanno raggiungendo, ogni giorno è sempre peggio. Mai avrei pensato di utilizzare questo lessico riguardo alla politica, così importante per il nostro presente come per il nostro avvenire.
Per non saper nè leggere e nè scrivere io continuerò a comprare il gelato da Giolitti o da S. Crispino, sarà meno buono ma almeno se mi si squaglierà in mano dovrò solo prendemela con me e con le mie mani bombardate.
Crema, bacio e panna, grazie...

giovedì 7 giugno 2007

TOMMASO CONTRO TUTTI



Certo, chi glielo avrebbe detto al prof. Tommaso Padoa Schioppa dopo una vita passata dentro le università di tutto il mondo o al vertice della Banca centrale europea, di ritovarsi alle otto della sera dentro l'aula del Senato a vedere davanti a sè un manipolo di buffoni che vogliono farsi passare per l'opposizione di centrodestra?

Succede che il ministro, nonostante gli schiamazzi, le urla e gli insulti (l'ex ministro Castelli non esita a definirlo "vile") dell'emiciclo destro dell'aula di Palazzo Madama, non esita a squalificare definitivamente il generale Speciale definendo il suo comportamento come "inqualificabile".

E dovevate vederlo Padoa Schioppa guardare con aria di compatimento le gigantografie di Visco con su scritto "Don Vincenzo il padrino"e domandarsi "che penseranno gli italiani di tutto questo?".

E forse il volto stupito ma fermo del ministro del tesoro può essere la dimostrazione che esistono ancora galantuomini in grado di ergersi al di sopra dell'immensa mediocrità che sta avvolgendo come un mortifero blob la classe politica italiana.

Ma visto che la classe politica è lo specchio dei suoi elettori e del bizzarro paese che rappresenta, vi saluto invitandovi a leggere quanto scrive l'inviato de "La Repubblica", Antonio Dipollina all'interno del suo blog:

Sulle pagine genovesi di Repubblica, Marco Preve racconta la seguente storia: nello scorso settembre a Genova nasce un bel bambino, i genitori si recano all’anagrafe e al momento di apporre il nome del neonato scrivono “Venerdì”.

L’addetto li guarda un po’ così, ma manda avanti la pratica. Al tempo stesso, però, segnala la cosa a chi di dovere, in quanto esiste, a quel che si apprende, una sorta di mini-reato che contempla guai nel caso si decidano per i figli nomi “ridicoli o vergognosi”.

La vicenda prosegue, un’altra addetta del Comune prende a cuore la cosa, mesi dopo i genitori vengono convocati e chiedono cosa ci sia di strano.

Glielo fanno presente - intanto il pupo è in zona e se viene chiamato “Venerdì” si volta e guarda attento - la mamma è oltremodo combattiva. Sostiene che Robinson non c’entra nulla, ma semplicemente quel nome a loro due, genitori, piace assai.

L’addetta insiste e la mamma spara la prima bordata: “Scusi, ma lei convoca i genitori anche se chiamano la figlia Domenica?”. L’addetta vacilla. Ma insiste sul “ridicolo o vergognoso”.

Al che la mamma, tira fuori il carico da undici: “Ma scusi, e allora Chanel, la figlia di Totti?”. L’addetta si accascia sconsolata.

La vicenda è ancora in piedi e si attendono sviluppi, ma tornare indietro sarà improbo.

martedì 5 giugno 2007

TOTTI ZITTI



Da un articolo dell'ex giornalista di Radiorai Mario Giobbe dalla prima pagina de "Il Romanista" del 5 giugno 2007:

"Sono un giornalista sportivo, un tempo conosciuto dal "colto e dall'inclito", oggi un appassionato di calcio e, grazie a Dio, tifoso della Roma.

E in quanto tale estimatore di uno dei più grandi calciatori in attività al mondo: Francesco Totti.

Premetto che non ho nessuna intenzione di difendere la sua persona perchè il ragazzo è capace di farlo da solo (vedi Matarrese e Melli tanto per fare due citazioni), desidero invece irridere quella pletora di cronisti sparsi in quasi tutta Italia ( e anche a Roma) che non sopportano il fatto che Totti sia romano e, in quanto tale, lo detestano e lo pongono al centro di tutte, o quasi, le vicende del calcio italiano giocato.

In particolare, questi cronisti, hanno eletto il capitano della Roma come il "capro espiatorio" di tutti i mali della Nazionale italiana poco meno di un anno fa Campione del Mondo e oggi capace di brutte figure addirittura anche alle Isole Far Oer. Totti ha la responsabilità del pareggio di Napoli con la Lituania. Della sconfitta di Parigi con la Francia, in pratica della insufficiente gestione tecnica di Roberto Donadoni.

Nessuno, tra i soloni del giornalismo sportivo di oggi, che ricordi come, l'ottimo ex giocatore del Milan e recente allenatore licenziato del Livorno, non sia all'altezza dell'incarico che una cattiva gestione federale del post Calciopoli (o Moggiopoli se preferite) ebbe ad affidargli grazie al commisario Rossi e al vice Albertini.

Nessuno che celebri il capocannoniere del campionato appena terminato, terzo numero 10 dopo Platini e Maradona ad aver vinto la prestigiosa classifica dei marcatori.

Nessuno a parte pochi e "coraggiosi" colleghi tra i quali i tanti de "il Romanista".E' nel Dna di Francesco la colpa di essere romano, di non essere emigrato nei lidi (si fa per dire) milanesi, torinesi o madrileni. L'avesse fatto noi non staremmo qui a prendere posizione nei confronti di tutti quelli che sono arrivati, fino alla noia, ad accusare il capitano della Roma.

E' ora di farla finita, cari colleghi, anche se a vostra giustificazione non ci sono argomenti. E invece ve ne possiamo citare tanti di fatti del calcio nostrano che abbisognano di approfondimenti.

Vedi, tanto per restare al recente, il caso Deshamps-Juventus. Dateci notizie su questa vicenda e, perchè no?, sulla sentenza della Cassazione sul doping che ha visto protagonista la più titolata delle squadre italiane.

Quanto a Totti, mi incuriosisce leggere oggi sui giornali, la sua proposta di "rivoluzione degli stadi" ( pubblicata ieri da questo giornale) che vuole salvare il calcio italiano sempre più sull'orlo del precipizio. E non dimenticate quanto questo ragazzo ha fatto da anni e sta facendo per i bambini che soffrono.

L'importante comunque per noi è che Francesco Totti non è e non sarà mai solo".

sabato 2 giugno 2007

RANDOM








Un post davvero anarchico, di tutto un pò.

Ieri sera è terminata la telenovela attorno al caso Visco-Guardia di Finanza nata attorno alle presunte rivelazioni pubblicati da "Il Giornale" su delle pressioni esercitate dal vice ministro diessino allo scopo di trasferire 4 ufficiali che avevano indagato sulla tentata scalata dell'Unipol alla Bnl.

I documenti smentiscono clamorosamente la ricostruzione dell'house organ di casa Berlusconi e la conseguente dichiarazione del comandante generale della Gdf, Speciale, che invece davanti ai giudici, sotto giuramento, aveva dichiarato l'esistenza di dette pressioni. L'unica soluzione non poteva essere che quella di sostituire il comando e, contemporaneamente, di far restituire a Visco le deleghe sulla Gdf in maniera da annullare la minaccia della mozione di sfiducia presentata dalla Cdl al traballante senato dove qualche genio, vedi esponenti dipietristi, era pronto a sacrificare "l'uomo delle tasse" pur di salvare l'onore delle forze armate.

A me personalmente Visco non è molto simpatico ma un uomo politico si combatte con le idee e non usando pezzi dello Stato, scontenti per la presenza del Centrosinistra al governo, o tramite articoli di giornalisti in stretti rapporti con la Guardia di Finanza.

La risposta giusta è stata quella di terminare il rapporto fiduciario con un militare del quale non si ha più certezza della lealtà verso quelle istituzioni che dovrebbe difendere, fregandosene dunque della canizza montata dal centrodestra e dai media compiacenti.

Media che tutti insieme aprono la bocca e fanno "Aaaaaah" di fronte alla notizia che il Cnr ha scoperto che nell'aria di Roma ci sono fortissime tracce di cocaina che puoi respirare tutti i giorni. Il picco, chiaramente, 0,1 nanogrammi per metro cubo, è stato registrato attorno all'università La Sapienza. Questo non vuol dire che tutti noi stiamo narici allargate a sniffare ma che il caso non è da sottovalutare.

Ma perchè stupirsi, perchè poi mettere i giovani al centro delle accuse? Ma chi è che giornalmente ci fa vedere in film o in telegiornali scene dove la coca scende a fiumi oppure il racconto integrale delle ultime prodezze di Kate Moss e dell'ottimo Pete Doherty? E quei politici che se la prendono con Veltroni, ieri conferenza stampa di Forza Italia sul declino morale della città (e il caso dell'ex sottosegretario Miccichè con la droga direttamente al ministero?), quando sarà possibile fare un controllo sulla droga a Montecitorio o vedere finalmente l'inchiesta delle Iene?

Forse la cocaina avrà però contribuito alla realizzazione di quel capolavoro musicale del quale festeggiamo oggi il quarantesimo anniversario, il disco dei Beatles, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.

Dalla copertina, un pantheon di personaggi, da Oscar Wilde, Marlon Brando a Bob Dylan , assieme ai fab four in divisa. Come scrisse lo scrittore Langdom Winner, grazie al disco "il mondo occidentale si era sentito unito come non succedeva dal Congresso di Vienna del 1815", il regalo,come disse il guru dell'Lsd Timothy Leary, di un gruppo di mutanti mandati da Dio.

Personalmente ho sempre preferito le canzoni dei Rolling Stones, Angie e Ruby Tuesday su tutte, ma loro arrivarono comunque dopo i 4 ragazzi di Liverpool ai quali, credo, si deve comunque un grazie per la poliedricità della loro produzione e per l'aver rappresentato il primo esempio di musica di massa.