mercoledì 16 aprile 2008

SINISTRI TIMORI

La versione live, 1984, della "Canzone della bambina portoghese" di Francesco Guccini è la giusta soundtrack per questo articolo di Massimo Gramellini da "La Stampa", 16 aprile 2008:

"Come avrà reagito la casta intellettuale alla Waterloo, anzi alla Walterloo delle elezioni?

In attesa che gli editorialisti girotondini, ieri stranamente silenti, lancino il consueto appello all’emigrazione di massa, un primo squarcio affiora in questo email inviato da una professoressa della Capitale.

«Qui all’Università il lutto è strettissimo.

Le colleghe più “disinistra” si stringono nel cashmere quattro fili (da noi non fa caldo) e i trilogy al loro anulare mandano bagliori sinistri di rabbia.

Ancora quell’orrido omino Playmobil con la capoccia dipinta di marrone!
Che caduta di stile imperdonabile!

Meno male che il Direttore di Dipartimento, uomo di mondo e di umili origini, passa per tranquillizzare il gregge e pontifica filosoficamente:

“Adesso vediamo che cacchio faranno questi qua… A parte che, per quello che hanno fatto gli altri, peggio non è possibile!”

Le “disinistra” alzano un sopracciglio, aspettano che il Direttore esca, consultano il Rolex e, vista l’ora, si preparano ad andare a far merenda in un elegante bar del centro.

Fuori, i tamburi dei punkabbestia rimbombano cupi, in previsione di tempi difficili.

E pensare che per la prima volta in vita mia avevo votato a sinistra».

La lettera si presta a un paio di considerazioni. 1. Nelle università italiane ci sono ancora «prof» capaci di scrivere in italiano e magari sguazzano nel girone dei precari perché non portano la borsa a qualche barone politicizzato.

2. A chiunque non ne faccia parte, la sinistra del brillante provoca ormai soltanto conati di nausea. Anche più dell’omino Playmobil".

Tutti contro Totti

Spiace parlare ancora di calcio in un momento così omportante per il nostro paese.

Ma le prime pagine dei giornali sono piene di articolesse contro, novità!, il nostro Capitano reo di aver mandato nel posto a lui più consono l'arbitro Rizzoli dopo che quest'ultimo lo aveva ostacolato platealmente durante Udinese-Roma.

E'stato ammonito, mille euro di multa e questo ha dato la stura ad una serie di reazioni esagitate ed isteriche della stampa d'opinione contro un presunto atteggiamento di favore nei confronti del giocatore italiano più forte degli ultimi vent'anni.

Penne radical chic o criptoleghiste innaffiate dal curaro, dall'odio anti romano nei confronti di un uomo, prima che un giocatore, coraggioso, sincero, che si schiera al contario di suoi colleghi illetterati e magari dalla voce cavernosa.

Ma bando alle ciance.

Colonna sonora già utilizzata ma a me i bis non dispiacciono.

Una di quelle canzoni che mi porterei su un'isola deserta: Mano Negra, Out of Time Man, new version 2005.

Eh sì, i pennivendoli stanno proprio fuori tempo.

Ci pensa il solito Roberto Renga, Il Messaggero, 15 aprile 2008, a mettere i puntini sulle i:

"Se di mezzo non ci fosse Francesco Totti, dei ”vaffa” di Udine, visti in tivvù e non allo stadio, sì e no si sarebbe parlato.

Sabato sera a Torino, tanto per dire, è successo di peggio. Per non dire di tutte le partite: Del Piero che ci manda l’arbitro, Gattuso che ci manda il mondo, Inzaghi che parte dai guardalinee per arrivare ai superiori.

E’ l’esasperato calcio di oggi, perché questi ragazzi nella vita di ogni giorno si guardano bene dall’usare lo stesso linguaggio. In campo succede e dovremmo chiederci perchè.

L’ultimo caso di Totti è chiarissimo. Rizzoli non l’ha espulso perché sapeva che il primo e più grave errore era suo: non doveva stare dove stava.
Così ha finito per impedire a Totti di tirare e dunque di segnare. Rizzoli ha capito lo sfogo del capitano: tutto qui. In un altro momento gli avrebbe dato il rosso.

Però Collina lo fermerà.

Ci sembra abbastanza semplice e anche per questo riteniamo che alla base delle polemiche ci sia una profonda antipatia per Totti e per la sua palese romanità.

Le cose non cambiano mai, nonostante il mondiale, la gamba rotta, le barzellette, la pubblicità.

In giro c’è gente che non aspetta altro che un suo passo falso e la vediamo ghignare nei vari salottini televisivi. Che poi in questa vara umanità ci siano personaggi che hanno fatto mille volte di peggio, poco importanta.

Ciò che conta è straparlare di Totti.


E’ una vecchia storia. Dette i primi calci e dissero che aveva il sederone: non sarebbe mai diventato un campione.

Rilasciò qualche intervista e lo infilzarono: non sa parlare, uno che sbaglia i verbi non diventerà mai un personaggio, come se per calciare sia necessario conoscere la consecutio.

Stava male, chiedeva di saltare l’allenamento della nazionale: niente. Doveva andare a Coverciano per la visita fiscale. Credevano a chi spediva una lastra con il dito rotto di un altro, ma a Totti, dai, non si può dar retta.

Sacchi voleva convocarlo. Gli dissero: attento, è un pessimo soggetto, fa come gli pare. Lo chiamò e scoprì che era una pasta di ragazzo.

E allora perché avevano messo in circolazione quelle sciocchezze?


Forse, come dice lui, solo perché è romano e in giro per l’Italia i romani non li conoscono e non li capiscono.

Ridono con Sordi e di Sordi e oltre non vanno.

In Nazionale l’hanno sempre criticato.

I giornali del nord l’hanno spesso dipinto come un guappo romano, abile con pallone e coltello.

In Portogallo un danese di nome Poulsen lo provocò sino a fargli perdere la testa: uno sputo. Nemmeno una parola contro Poulsen o la televisione danese che non lo perse mai di vista, aspettando il gesto di reazione.

Una cascata di insulti addosso a Totti. Lo picchiavano e lo invitavano a non fare storie: il solito romano piagnone e nato stanco.

Si ruppe una gamba, recuperò in due mesi e mezzo, contribuì al mondiale in modo pesante.

Scrissero che giocava in carrozzella.

E un altro, in prima pagina, qualche mese dopo: ”Ha fatto più Cassano in un tempo che Totti in tutto il mondiale”.


Chi lo conosce, gli vuole bene. E gli altri? «Mi massacrano», dice Francesco.

Ieri sera ha festeggiato i sessanta anni di Lippi e ne ha approfittato per chiedere scusa a Rizzoli.

Il giudice sportivo gli porterà via mille euro: poco più di trecento euro a ”vaffa”.

Prezzo modico, Tosel ha cuore e cervello".

Robertino non l'ha scritto ma il quarto vaffa.. ce lo aggiungo io!!!

martedì 15 aprile 2008

Walking In Memphis


Da un articolo di Roberto Renga, "Il Messaggero", 14 aprile 2008:

"E’ giusto che il prossimo zio d’America sappia che cos’è oggi la Roma. Se davvero Rosella Sensi gli volesse aprire, sorridendo, il portone del villino Pacelli, qui non troverebbe macerie o, come oltremare amano pensare, le rovine dell’impero romano, ma un club e una squadra da podio europeo.

E’ bene ricordarlo nel giorno della vittoria di Udine e dell’apertura dei seggi elettorali in Italia. Perché il ”Los Angeles Times”, in occasione delle elezioni, riserva al nostro paese una definizione agghiacciante: ”Terra di corruzione e decadenza”.

Roma è la capitale di questa terra e potrebbe essere facile, vivendo negli Stati Uniti, confondere il paese con la città più importante e la politica con il calcio, che recentemente ha dato ed esportato il peggio di sè.

La Roma vive in un’isola giallorossa: attorno girano squali e bucanieri. La Roma li guarda e li combatte.

Si parla molto del deficit che non farebbe dormire i Sensi. Ma una cosa sono gli affari privati della famiglia e un’altra la Roma.

La società è solida e guidata con rara intelligenza. Da qualche tempo vive dei suoi proventi: segno di ricchezza di idee, non di povertà economica. I bilanci sono a posto e il futuro, anche senza interventi esterni, appare roseo.

Le basi per fare bene per molti anni ci sono. Totti non ha voglia di smettere, poi ci saranno De Rossi, Aquilani, Mexes e tutti gli altri.

Non è vero che la Roma di oggi vale quella di ieri.

In Champions è andata meglio e adesso è quinta in Europa. In Italia il progresso è evidente: basta guardare la classifica e interpretarla. Un anno fa tra Inter e Roma c’era un abisso.

Adesso, senza aiutini, la Roma si troverebbe in fuga, inseguita dalla ricchissima Inter.

La Roma ha uno stile che è solo suo, simbolo della sportività portata all’eccesso, tanto che qualche volta la vorremmo meno educata e più stradarola. I tecnici sono in linea con la politica societaria e hanno scelto e guidato giocatori in sintonia.

Tutti insieme, compresi i tifosi, cresciuti nell’ambiente giusto (a parte qualche cretino che gira con il coltello), rappresentano un modello calcistico e comportamentale.

Grazie al lavoro, la Roma è cresciuta e ancora può crescere.

Si dice che sia arrivata l’ora del definitivo salto di qualità e che per farlo occorrano montagne di soldi.

Forse è vero. Però molti ricchi hanno sbagliato e non sempre il danaro porta il successo. Meglio averlo, comunque.

E per questo molti tifosi si augurano l’arrivo di dollari freschi.

In questo momento pensiamo a Franco Sensi, alle sua battaglie e ai suoi sacrifici.

Se la Roma guarda l’Italia dall’alto e fa gola a tanti, lo dobbiamo a lui e alla sua lezione.

Trattatelo bene".

Pugni Chiusi


Nonostante i sondaggi sventolati, le improbabili rimonte e i "ma anche", Silvio Berlusconi per la terza volta è tornato a guadagnare il governo del paese.

Tre volte tre per il cav. che come l'anatra fenice è risorto dalle sue ceneri. Una vittoria sonante soprattutto grazie alla Lega che ha razziato fior di voti nel Nord.

Vengono spese lacrime calde per la scomparsa della sinistra radicale. E'inutile piangere quando si è condannati dalla storia, quando si elegiano Milosevic e Fidel, quando si dice di no a tutto, alla Tav, alle soluzioni per la monnezza, a tutto lo scibile. Ci si inventa difensori dei movimenti tranne il fatto di candidare D'Erme ma di preferire Vendola al parlamento europeo.

Se Bertinotti avesse passato meno tempo ad arrotare le R sui divani bianchi di Porta a Porta forse si sarebbe accorto che la "mitica" classe operaia, soprattutto al nord, è cambiata e non ha intenzione di partire lancia in resta alla concquista del Sol dell'avvenire.

E Walter? Walter ha fatto quel che poteva, partito in ritardo ha limitato i danni ed ha contribuito alla semplificazione del quadro politico.
Partendo con una sconfitta che rimane il minimo comune denominatore della sinistra italiana ma dopo l'esperienza del governo Prodi (uno dei migliori degli ultimi trent'anni) percepito come un'escrescenza maligna di più non si poteva fare.


Cosa resta? Un paese che nè stampa, radio e tv ci hanno saputo raccontare, un nord stanco delle lentezze romane e un sud alla ricerca di nuovi padroni.

L'Italia ha scelto di continuare a sognare, ha preferito la poesia alla prosa.

Resta il dubbio che il sonno potrà essere agitato e che, durante la notte, ci si possa svegliare stringendo i pugni.
Quei pugni che, come cantava la straziante voce di Demetrio Stratos nel 1967 con i Ribelli, sono chiusi.

E pare che, questa volta, lo rimarranno per molto tempo ancora, forse per sempre.

lunedì 14 aprile 2008

Bandolero - Paris Latino

Che belli gli anni '80 e che bella questa canzone, o no?

martedì 1 aprile 2008

WASHINGTON'S JOURNAL


Lucio Dalla tanti anni fa cantava l'inutilità di venire a Washington, "non si vede un cazzo, non è rimasto niente nemmeno lì", e forse molto torto non aveva.
Non è facile formulare un giudizio estetico sulla capitale statunitense.

Città anonima? Sicuramente.

C'è qualcosa da vedere? Poco.

C'è qualcosa di americano? Si, ma forse l'America è un'altra cosa.


La camminata per il Mall, per i vari mausolei dei presidenti americani o i memoriali sulle varie guerre qualcosa ti lascia, ma di indefinito, di accennato e non detto.
La questione razziale poi, la differenza ancora enorme tra bianchi e neri, la scortesia di questi ultimi, quasi una sfida verso di te, straniero e rappresentante di quei Wasp che tanto male hanno fatto e fanno contro la comunità afroamericana.

La mentalità della stragrande maggioranza delle persone incontrate, poco flessibili e quasi mai disposte a venirti incontro ma, allo stesso tempo, sacche di gentilezza inaspettate, al cointrollo doganale in aeroporto o nei National Archives.

Post sicuramente contraddittorio, contraddittorio come questa città che non è tutta l'America ma ne è la degna capitale. Una città fifty-fifty pronta ad offrirti sempre un diverso lato della medaglia e a farti comprendere che non è facile tagliare e dividere la realtà in due.

Tantomeno una realtà complessa come quella americana.

Ma non così complessa da non farti arrivare sul groppone le prodezze di Cristiano Ronaldo e di Rooney...